Workshop introduttivo teorico – pratico alla Dialectical Behavior Therapy (DBT)

L’Associazione ITCI è lieta di presentare il corso “INTRODUTTIVO TEORICO – PRATICO ALLA DIALECTICAL BEHAVIOR THERAPY”. Corso ECM.  La terapia dialettico comportamentale è stata ideata per il trattamento del disturbo borderline e successivamente applicata anche a molti altri disturbi. Prevede sia attività individuale che di gruppo. Iscriviti al corso (clicca sull’immagine).

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Corso di Alta Formazione: si riparte!

Sono aperte le iscrizioni al Corso di Alta formazione in “consulenza familiare con specializzazione familiare” 2021 promosso da CEI-Lateranense, che riprende il suo cammino dopo la sospensione della scorsa estate a causa della pandemia. Nuovi esperti accompagneranno le coppie in tutte le situazioni di crisi e di fragilità.  Tra i moduli del primo biennio, il prof. Tonino Cantelmi parlerà dei modelli e dei contributi della psicologia.

http://www.aippc.net/kcfinder/upload/files/depliant-Corso-2021.pdf

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Intervista

Piacevole confronto sul ruolo dello psicologo con Chiara e Andrea del gruppo giovani della Parrocchia San Leone Magno di Firenze. Grazie per l’invito a Padre Antonio Pinna anche per il grande lavoro che sta portando avanti come parroco.

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COVID-19: impatto sulla salute mentale e supporto psicosociale

di Tonino Cantelmi, Emiliano Lambiase, Michela Pensavalli,  Pasquale Laselva e Sara Cecchetti

L’articolo è tratto dalla rivista Modelli della Mente n.1/2020

Sommario
Una pandemia non è solo un fenomeno medico, ma colpisce gli individui e la società e causa disagi a livello fisico, psicologico, sociale ed economico. Questo perché è un tipo di evento in grado di dimostrare, spesso in modo molto violento, la vulnerabilità e la fragilità dei nostri sistemi sociali e della nostra struttura psicologica, e quanto spesso possano essere inadeguate le nostre capacità di risposta tecnico-scientifica, sociocomunitaria e personale. In questo articolo abbiamo elaborato una rassegna della letteratura al fine di capire le possibili conseguenze psicologiche della pandemia in atto, cercando materiale da tre possibili fonti di informazione: situazioni con caratteristiche simili a quelle della pandemia in atto (es. con distanziamento sociale), eventi epidemici precedenti (es. SARS e MERS) e ricerche svolte direttamente in questo anno sulla pandemia da Sars-CoV-2. Dalle informazioni raccolte è emerso che le conseguenze psicologiche possono essere anche molto gravi (es. Depressione o Disturbo Post-Traumatico), verificarsi in tempi brevi e durare anche molto tempo dopo gli eventi che li hanno prodotti. Inoltre, è emerso come, nonostante le informazioni e la consapevolezza acquisite in situazioni passate o simili, non è stato fatto a sufficienza per prevenire e affrontare tali conseguenze psicologiche avverse.

L’ARTICOLO COMPLETO: COVID-19 ricerca ITCI

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BUON NATALE E AUGURI DI UN NUOVO ANNO ALL’INSEGNA DELLA RINASCITA.

La speranza ha un compito fondamentale: sostenere la motivazione. Concedendo potere ed energia la speranza aiuta a superare la sofferenza del qui e ora per aprirsi ad una rinnovata progettualità. La possibilità di provare emozioni positive, attraverso l’uso della speranza, alimenta il pensiero positivo molto gradito anche nelle relazioni interpersonali.

La speranza non è l’ultima a morire, è la prima a nascere.

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Il prof. Cantelmi nominato consulente Dicastero Sv. Um. Int.

L’AIPPC comunica con gioia che la Nunziatura Apostolica in Italia ha trasmesso il decreto con il quale il Santo Padre Francesco ha nominato il Prof. Tonino Cantelmi Consultore ad quinquennium del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

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Stanchezza da pandemia: perché siamo più tristi e tesi?

Fonte: Il digitale.it del 21/10/2020

Di recente sentiamo spesso parlare di stanchezza da pandemia. Ma di cosa si tratta nello specifico? Cerchiamo di fare un’analisi della situazione partendo dal punto di vista medico scientifico.

Stanchezza da pandemia, che cos’è

La pandemia ha cambiato in modo netto il nostro modo di vivere e di approcciarci alla realtà. Possiamo confermare che ci sia un mondo prima e uno dopo la pandemia. Oltre che all’esterno, siamo noi i primi a non essere più gli stessi. All’esterno i cambiamenti sono evidenti: sociali, economici, nei rapporti interpersonali, nelle abitudini e negli stili di vita. Dentro di noi però la pandemia ha suscitato un vero e proprio terremoto. Dal punto di vista psicologico è emersa una maggiore stanchezza, mista a tristezza e tensione.

Le cause della stanchezza da pandemia

Le cause della stanchezza da pandemia sono da ricollegarsi ad una deprivazione sensoriale dovuta a questa condizione di cattività in casa, ad un ipercarico cognitivo da devices e tecnologia (smart working) e da una assenza di visione prospettica conseguente ad una depressione reattiva con stanchezza e sintomi affini. Da uno studio di Brooks e colleghi, riportato in una relazione dello psichiatra Tonino Cantelmi, emerge come in situazioni simili vissute negli ultimi decenni in seguito a Sars, Ebola, influenza H1N1 o Mers la maggior parte degli studi esaminati abbia riportato effetti psicologico negativi, tra cui disturbo post-traumatico da stress, confusione e rabbia. I fattori predisponenti per lo sviluppo dei sintomi includevano: durata delle misure di isolamento, paura di contrarre l’infezione, frustrazione, noia, forniture inadeguate di beni essenziali o necessari, informazioni inadeguate, perdite finanziarie e stigmatizzazione dei contagi.

Il nodo cruciale secondo il Professor Cantelmi

A parere del prof. Cantelmi il problema principale consisterebbe nell’incertezza in cui versa la situazione attuale. Solitamente dopo un evento negativo la persona in modo naturale tende a recuperare. Cosa che non può verificarsi in questo caso perché la possibilità di nuovi lockdown è reale e il Covid fino a quando non verrà trovato un vaccino rappresenterà sempre una minaccia. A testimoniarlo anche uno studio di Lawrence Palinkas, studioso di adattamenti psicosociali in ambienti estremi, all’Università della California del Sud, il quale afferma come in presenza di un periodo di tempo ben definito di isolamento le persone iniziano ad avere problemi solo a metà del periodo sperimentando una caduta di umore. Quando però si avvicina la fine del loro periodo di confinamento queste persone inizierebbero a riprendersi. Nel nostro caso questo, come abbiamo già detto, non può avvenire ed ecco che i sintomi della stanchezza da pandemia e della tensione emotiva permangono ancora.

Stanchezza da pandemia, altre complicazioni

Pur non trovandoci in una condizione di confinamento a casa, rispetto al passato oggi siamo più portati a ritirarci in casa, in particolare sono le persone che superano una certa soglia d’età ad evitare situazioni di contatto sociale non strettamente necessarie. Questo isolarsi provoca però stress e solitudine che vanno ad impattare sul nostro sistema immunitario. “Proprio quel sistema immunitario necessario per combattere l’eventuale contagio” tiene a precisare Cantelmi. Anche qui diversi studi hanno dimostrato questo rapporto che intercorre tra solitudine, stress e infiammazione.

Pandemia, tra ansia e depressione
Commenta sempre il Professore in una video intervista con il centro studi Minas Tirith:

La pandemia è un avvenimento shock, un trauma e questo trauma incrementa il rischio di psicopatologia per la salute mentale nella popolazione in generale, e in alcuni gruppi in particolare, come i sopravvissuti e i parenti delle vittime.

Anche il personale tecnico presenta numerosi fattori di rischio. Uno studio, pubblicato sul Journal of American Medical Association basato su un’indagine svolta dal 29 gennaio al 3 febbraio, ha esaminato 1257 operatori sanitari in Cina. Di questi la metà dice di aver sperimentato sintomi come depressione mentre più della metà distress, e una buona percentuale di ansia e insonnia.

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Itci -ISTITUTO TERAPIA COGNITIVO INTERPERSONALE

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Presentazione del libro: Il grido dei penultimi

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AIPPC e ITCI: un servizio di sostegno psicologico

Covid-19: Cei, al via un servizio di ascolto e accompagnamento psicologico per i cappellani ospedalieri

 

 

Un servizio di ascolto e accompagnamento psicologico per i cappellani ospedalieri e i loro collaboratori in questo periodo di grande impegno e di radicale modifica dei comportamenti abituali. A proporlo, a titolo gratuito, è l’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, in collaborazione con l’Aippc – Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici.  “Si tratta di offrire un aiuto a una parte di Chiesa così esposta in prima linea nella lotta al Covid-19, di fronte alle nuove modalità in cui lo stress si sta manifestando nell’accompagnare spiritualmente il malato, i suoi familiari, gli operatori sanitari, altri operatori pastorali”, spiega in una nota il direttore don Massimo Angelelli.  Obiettivo è “creare un’occasione di dialogo per gestire l’impatto emotivo e così disinnescare (defusing) la carica potenzialmente traumatica. Questa attenzione specifica può e deve essere indirizzata ai curanti, a chi mai come oggi continua ad accompagnare i fratelli (il malato, l’operatore sanitario) impegnati al confine tra la vita e la morte, o chi vive un tipo di lutto inesistente in precedenza nel nostro orizzonte culturale, perché oggi vengono negati vicinanza, ultimo saluto, preghiera condivisa dei familiari”. Il servizio di ascolto e dialogo è offerto dall’Itci– Istituto di terapia cognitivo interpersonale, guidato dal diacono e psichiatra Tonino Cantelmi. L’attività di sostegno si svolge tipicamente nella modalità della video-chiamata; è indirizzata ai cappellani e agli assistenti religiosi di strutture sanitarie e socio-sanitarie. Un accompagnamento che si unisce, conclude la nota, “in maniera complementare alla quotidiana vicinanza espressa da una preghiera intensa, condivisa e fortemente sentita da ciascuno di noi”.

FONTE: https://www.agensir.it/quotidiano/2020/3/31/coronavirus-covid-19-cei-al-via-un-servizio-di-ascolto-e-accompagnamento-psicologico-per-i-cappellani-ospedalieri/
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Convegno Assisi: “Salute diseguale. Agiamo sulla scia di Francesco”

Il 16 novembre 2019, presso l’Auditorium dell’Istituto Serafico di Assisi, si terrà il Convegno “Salute  diseguale. Agiamo sulla scia  di Francesco”, promosso dal Forum Sociosanitario. Scopo dell’evento è porre attenzione al tema della salute disuguale, dal momento che gli studi rivelano dati allarmanti: in Italia i più poveri e più incolti vivono tre anni in meno dei più ricchi e più colti e il gap aumenta di un anno ponendo in relazione il Sud con il Nord. Tra i relatori, il presidente AIPPC Tonino Cantelmi.

La partecipazione è gratuita, ma limitata alle prime 120 iscrizioni.

Scarica il programma e la scheda d’iscrizione

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Eutanasia e suicidio assistito. Quale dignità della morte e del morire?

 

Il prossimo 11 settembre 2019 si svolgerà un evento sul tema del fine-vita, promosso dal Tavolo “famiglia e vita” presso la CEI. Promotrici del convegno le Associazioni aderenti al Tavolo: AIPPC – Prof. T. Cantelmi, AMCI – Prof. F. Boscia, Forum delle Famiglie – Dott. G. De Palo, Forum Sociosanitario – Prof.  A. Bova, Movimento per la vita – Prof.ssa M. Casini Bandini, Scienza&Vita – Prof. A. Gambino.  Parteciperà all’incontro anche il Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale Italiana.

Per info e prenotazioni: [email protected]
11 settembre 2019 – ore 15.00- 19.00 Centro Congressi CEI  – Aula Magna – Via Aurelia, 796 Roma.

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Il documento. Le associazioni cattoliche: una legge che dica no all’eutanasia

Da Avvenire del 10 luglio 2019

Un forte richiamo al Parlamento, perché legiferi tenendo presente che “ciascuna vita individuale è un bene in se stessa”

Le associazioni cattoliche: una legge che dica no all'eutanasia

Un no senza sfumature all’eutanasia, la richiesta di cure palliative come diritto effettivo di tutti i cittadini, la ferma opposizione alla logica dello scarto che minaccia le persone meno efficienti, l’appoggio ai professionisti della salute che hanno espresso ferma contrarietà al procurare la morte dei loro pazienti. E il conseguente auspicio che la nuova legge in gestazione alla Camera rifletta queste priorità.

Alla vigilia del convegno di giovedì 11 luglio a Roma sulle scelte di fine vita, organizzato da più di 30 sigle, prendono posizione in modo esplicito sei associazioni cattoliche più direttamente coinvolte nella promozione della vita umana. Scienza & Vita, Forum delle Associazioni familiari, Movimento per la Vita, Associazione Medici cattolici, Forum delle Associazioni socio-sanitarie, Psicologi e psichiatri cattolici sintetizzano in 9 punti la loro posizione su eutanasia, suicidio assistito, cure e scelte nell’ultimo tratto della vita.

Lo fanno «in vista dell’imminente decisione della Corte Costituzionale sul tema del fine vita» chiedendo che «il Parlamento, consapevole delle proprie responsabilità istituzionali, eserciti pienamente e tempestivamente la propria funzione legislativa in materia». Lo fanno a partire dal «convincimento» del «profondo rispetto di ciascun essere umano, soprattutto se debole e vulnerabile» sottolineando che «ciascuna vita umana individuale è un bene in se stessa, al di là delle circostanze che di fatto segnano la sua parabola esistenziale» e ricordando che «la peculiare dignità umana che contraddistingue ogni singola persona, dal primo istante della sua esistenza fino alla morte, accomuna la famiglia umana e ci rende tutti uguali in valore». .

Di seguito il testo integrale del documento

1. In vista dell’imminente decisione della Corte Costituzionale sul tema del fine vita, chiediamo che il Parlamento, consapevole delle proprie responsabilità istituzionali, eserciti pienamente e tempestivamente la propria funzione legislativa in materia. Dal canto nostro, desideriamo riaffermare brevemente il nostro convincimento, in nome del quale ci sentiamo spronati a dare il nostro fattivo contributo nella società attuale, per la costruzione di una rinnovata convivenza civile improntata sul profondo rispetto di ciascun essere umano, soprattutto se debole e vulnerabile.

2. Riconosciamo che ciascuna vita umana individuale è un bene in se stessa, al di là delle circostanze che di fatto segnano la sua parabola esistenziale; la peculiare dignità umana che contraddistingue ogni singola persona, dal primo istante della sua esistenza fino alla morte, accomuna la famiglia umana e ci rende tutti uguali in valore.

Riconosciamo, di conseguenza, che per ogni essere umano sussiste il dovere morale di prendersi cura della vita e salute propria e altrui, in un clima di solidale reciprocità.

3. Abbiamo piena consapevolezza del fatto che, talora, malattia e sofferenza irrompono in modo inarrestabile nel nostro cammino, “ferendo” in profondità la nostra storia personale e ponendo sulle nostre spalle pesi estremamente gravosi. Siamo convinti che, specialmente in tali circostanze, la persona che sperimenta “vulnerabilità” abbia diritto a non rimanere sola col proprio carico umano, ma debba ricevere dalla comunità (nella misura delle responsabilità proprie di ciascun ruolo) ogni aiuto necessario per curare la malattia e lenire la sofferenza, in nome del legame di solidarietà e comunanza coessenziale al nostro stesso “essere umani”.

4. Consideriamo che, pur giovandosi di un continuo ed auspicabile progresso, la medicina attuale applicata ai casi clinici concreti talora mostri dei limiti insuperabili in ordine alla guarigione; in tali casi, con convinzione piena, riteniamo doveroso per il medico astenersi dall’insistenza in trattamenti che, di fatto, si dimostrassero clinicamente inefficaci o sproporzionati.

5. In particolare, desideriamo richiamare e rilanciare l’urgente esigenza di aumentare sforzi e risorse per una maggiore implementazione delle cure palliative, in grado di assicurarne l’effettiva fruibilità su tutto il territorio nazionale per le persone che ne hanno necessità, come del resto sancito dalla legge 38/2010.


La malattia, il dolore e la sofferenza, nella loro cruda e gravosa realtà, esigono una risposta autenticamente “umana”, costruita sull’amore


6. Con altrettanta convinzione, nella nostra società spesso connotata da forme di utilitarismo ed efficientismo, rifiutiamo senza tentennamenti ogni “logica di scarto” tendente a considerare le persone insolubilmente segnate dalla malattia o da altre vulnerabilità (età avanzata, disabilità, patologie psichiatriche, ecc…) come una sorta di “peso infruttuoso” per la comunità, tanto da ritenere opportuno ridurre (o addirittura annullare) risorse ed ausilii a loro vantaggio, a prescindere dai loro effettivi bisogni.

7. Alla luce di ciò, desideriamo infine esprimere congiuntamente il nostro più fermo rifiuto di ogni atto di eutanasia, in tutte le sue forme e modalità, ovvero di ogni scelta intenzionale e diretta finalizzata ad anticipare la morte allo scopo di interrompere ogni sofferenza. Siamo infatti convinti che la malattia, il dolore e la sofferenza, nella loro cruda e gravosa realtà, esigano una risposta autenticamente “umana”, costruita sull’amore, sulla condivisione e sul servizio, oltre che sull’ausilio della migliore medicina; mai esse meritano di ricevere come risposta la sbrigativa e fuorviante violenza dell’eutanasia, umanamente falsa, lesiva dell’integrità della vita e offensiva della dignità umana.

8. Guardiamo con estremo favore alla recente presa di posizione pubblica da parte delle Federazioni degli Ordini dei medici e degli Infermieri, che considerano il proprio coinvolgimento in eventuali pratiche eutanasiche in piena ed inaccettabile contraddizione con le finalità e i valori originari dell’arte medica, espressi e confermati nei vigenti codici deontologici di categoria.Guardiamo con uguale favore ad altre iniziative e prese di posizione che condividano la nostra prospettiva valoriale.

9. Auspichiamo pertanto che una simile violazione della vita umana, quale è l’eutanasia, non debba mai trovare avallo e giustificazione nell’ordinamento giuridico del nostro Paese.

A tale proposito, fin da ora invitiamo le persone che fossero interessate all’evento del prossimo 11 settembre, a Roma, per una giornata di riflessione e approfondimento di queste tematiche (maggiori dettagli verranno diffusi quanto prima).

FIRME

Associazione Scienza & Vita

Forum delle Associazioni Familiari

Movimento per la vita

Associazione Medici Cattolici Italiani

Forum Associazioni Socio-Sanitarie

Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici

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Costituito il Forum delle Associazioni socio-sanitarie

Il 17 settembre u.s. con la firma dello Statuto si è costituito il Forum delle associazioni sanitarie.

Le Associazioni che hanno aderito sono:

Associazione Italiana Pastorale Sanitaria – AIPaS
Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici – AIPPC
Associazione Medici Cattolici Italiani – AMCI
Movimento per la Vita
Unione Cattolica Farmacisti Italiani – UCFI

Nella stessa giornata è stato eletto il primo Consiglio Direttivo per il periodo 2018-2022  così composto:

Presidente –  Prof. Aldo  Bova

Vicepresidente  –  Prof.ssa   Marina  Casini

Vicepresidente – Prof. Tonino Cantelmi

Consigliere e  Tesoriere  –  Prof.  Filippo  Maria  Boscia  –

Consigliere e Segretario – Dott.   Pasquale  Laselva

Consigliere   –  Dott.  Piero  Uroda

Consigliere –    Don     Isidoro Mercuri Giovinazzo

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Disagio psichico: parte a Tuscania il primo centro in Italia per la cura delle dipendenze comportamentali con approccio multidisciplinare

Alla presenza del sindaco di Tuscania (Viterbo) Fabio Bartolacci, si è insediato ufficialmente questa mattina il comitato scientifico della Comunità terapeutica Sisifo, coordinata dallo psichiatra Tonino Cantelmi. Presidente del comitato è Alberto Siracusano, direttore Uoc Psichiatria e psicologia clinica – Fondazione Policlinico Tor Vergata. Parte, dunque, ufficialmente l’attività della struttura che aprirà collaborazioni anche con diverse diocesi sparse sul territorio. La Comunità terapeutica Sisifo – la prima in Italia per la cura delle dipendenze comportamentali (non da sostanza) con approccio multidisciplinare – è una struttura che offre percorsi terapeutici residenziali o diurni e attività ambulatoriali. Accoglie utenti che presentano condotte di dipendenza patologica (dipendenza da gioco d’azzardo, da Internet e da tecnologia, dipendenza affettiva, ipersessualità o dipendenza sessuale, shopping compulsivo, dipendenza da lavoro) e che accettano di seguire un percorso terapeutico e riabilitativo finalizzato al recupero del proprio equilibrio e del proprio benessere psichico. Il progetto terapeutico Sisifo per le dipendenze comportamentali si svolge con due modalità: servizio residenziale specialistico e servizio ambulatoriale specialistico (come proseguimento della modalità residenziale o per forme meno gravi). Le macro aree in cui sono riassumibili le strategie di intervento sono: trattamento psichiatrico (farmacoterapia), psicoterapia ad orientamento cognitivo-interpersonale, interventi riabilitativi (counseling filosofico e/o spirituale, mindfulness, onoterapia ossia terapia con asini, laboratori teatrali e gruppi di visione e discussione di film) mirati all’incremento di abilità relazionali, comunicative e metacognitive. Il progetto terapeutico svolto con modalità residenziale prevede la formula di immersione intensiva, per massimo 15 partecipanti. La durata dell’ospitalità residenziale è stabilita in 2 settimane intensive e una settimana al mese di follow up per 3-12 mesi, ed è tale da consentire il ripristino dell’equilibrio psichico.

Per Informazioni: Comunità SISIFO

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